Arti e tradizioni popolari

Seguendo le stagioni e il calendario, proponiamo una campionatura del patrimonio etnoantropologico del Molise per invitare a conoscere l’intero patrimonio culturale della regione. Questi brevi video sintetizzano la catalogazione che la Soprintendenza svolge da anni con l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia di Roma. Per la parte musicale ci siamo avvalsi della collaborazione della Biblioteca Provinciale “P. Albino” di Campobasso: i brani sono tratti dai repertori di gruppi molisani che si rifanno, ognuno secondo il proprio punto di vista, alle musiche tradizionali. Per l’accompagnamento musicale delle immagini abbiamo ritenuto opportuno utilizzare non  registrazioni “sul campo” ma esecuzioni di musicisti, ritenendole più adatte per le finalità rappresentative e divulgative.

 

1°- 2 Luglio, Vastogirardi (Is), Il “Volo dell’Angelo”

 

 

Il rito del Volo dell’angelo si svolge la sera del 1° e la mattina del 2 luglio, in occasione della festa della Madonna delle Grazie. Una bambina vestita da angelo, imbracata e agganciata a dei cavi tirati fra la chiesa e un’antistante casa, ‘sorvola’ per tre volte la piazza lanciando petali di fiori. Al termine dei voli si svolgono le processioni. Le feste religiose molisane, nella loro miscela di sacro e profano, sono tali anche grazie alla imprescindibile colonna sonora che le vivifica. Non c’è festa se non c’è banda: pertanto queste immagini sono accompagnate dallo scherzo marciabile Piergiorgio, di Gesualdo Coggi, nell’esecuzione di un complesso musicale molisano.

 

26 Luglio, Jelsi (Cb), Festa del grano e di Sant’Anna

 

 

La festa ha origine nel 1805, quando, in occasione del devastante terremoto del 26 luglio, giorno di sant’Anna, la popolazione di Jelsi si considerò graziata per avere subito danni assai limitati rispetto ad altri paesi del Molise. Le immagini propongono le attività di lavorazione di paglia e grano per le traglie (sorta di slitte trainate da buoi). Tali attività e saperi, pur affondando le radici nel mondo della cultura contadina e rurale, oggi si presentano con un fare e saper fare di afferenza urbana, a metà fra raffinate competenze domestiche e antico sapere artigianale. Le spighe vengono immerse in recipienti ricolmi d’acqua per poter essere meglio lavorate. Vengono realizzate composizioni a tema sacro e profano. Partendo da tale presupposto si è pensato di commentare le immagini, fissate fra la dimensione privata e quella pubblica, fra una sorta di back-stage della festa e la sua messa in scena, con la tipica espressione musicale tradizionale del mondo artigiano e piccolo borghese urbano delle comunità molisane, ossia con un brano per complesso di plettri, costituito da mandolini e chitarre. Il brano Pompilius (tr. 13) è estratto dal CD del gruppo “I Plettri” intitolato Viaggio nella tradizione mandolinistica di Ripalimosani (Comune di Ripalimosani 2011)

 

3 – 4 agosto, Termoli (Cb), La festa di San Basso 

 

 

Il 3 agosto, al mattino presto, dopo la celebrazione della messa, parte la processione dei pescherecci, che conduce per mare la statua del Santo. Quest’ultima è posta su una imbarcazione precedentemente sorteggiata (il secondo sabato di luglio), addobbata per l’occasione. A metà percorso il suggestivo corteo compie una sosta e viene gettata in mare una corona di fiori, a significare il legame tra il Santo, il popolo termolese e il mare. Rientrata in porto verso mezzogiorno, la processione prosegue per le vie del borgo antico e poi rientra nei locali del mercato ittico, dove la statua è vegliata dai fedeli, fino al mattino successivo. All’alba viene celebrata una messa dalla comunità dei marinai e la sera l’effigie di san Basso è portata in cattedrale. Dopo la messa serale si svolge la processione per le strade della città, con grande partecipazione dei termolesi. Accompagna le immagini il brano eseguito da Luca Ciarla, Sebastiano da lontano, in Wine jazz trio: live at Fringe Club, Violipiano Records 2004.

 

1^ domenica di Settembre, Riccia (Cb), Festa dell’uva 

 

 

La Festa dell’uva di Riccia, pur non avendo radici remote, incarna un ideale di ruralità che, però, trova la sua messa in scena in una dimensione urbana. Nell’avvicinamento delle due polarità esistenti e operanti nel tessuto sociale, quella rurale delle contrade e quella urbana del paese, la comunità riccese nel corso dei decenni del Novecento ha trovato un punto di equilibrio, di compensazione e, forse, di rigenerazione. Oggi, pur attenuatosi fortemente il senso rituale, che scaturiva sia dal legame con l’ambito religioso (la devozione alla Madonna di Pompei), sia da quello con il ciclo calendariale, la Festa resta comunque un punto fermo nella vita sociale ed economica della comunità. Il tratto musicale che meglio rappresenta l’essenza della Festa dell’uva sembra risiedere nel repertorio e nell’uso dell’organetto, strumento musicale espressione per eccellenza della civiltà industriale, ma allo stesso tempo simbolo musicale della civiltà contadina, insieme alla fisarmonica e al recente recupero dell’uso della zampogna e della ciaramella. Il brano è tratto dal CD del gruppo “Il Tratturo”, si intitola Vicolo (tr. 1) e dà il nome all’intero disco del 1987.